La casa ispirata

La casa ispirata – 150° dalla nascita di Luigi Pirandello

Ieri, 28 giugno 2017, a 150 anni esatti dalla nascita del premio Nobel, drammaturgo, romanziere Luigi Pirandello, si è tenuto a Roma allo Studio di Pirandello – via Antonio Bosio 13/B –, sede dell’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, uno spettacolo artistico dal titolo La casa ispirata – Voci e performances in Casa Pirandello. Lo spettacolo, fra musica, danza, voci, letture e proiezioni, è stato curato da Annamaria Andreoli, Dina Saponaro e Lucia Torsello con la regia di Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo. Fra i frequentatori, semplici appassionati o studiosi diverse le personalità di spicco accorse a celebrare questo evento. Fra tutte ricordiamo, oltre alla già citata Andreoli, l’ex assessore della Cultura e della Comunicazione del Comune di Roma Umberto Croppi, il Presidente dell’Istituto Paolo Petroni e l’italianista ed esperto di Pirandello Giorgio Patrizi.

“Una traversata remota in fondo a via Nomentana, appena tracciata e ancora senza fanali. Un pezzo di giardinetto con una fontanella, il cui chioccolio nei notturni silenzi gli è caro”; queste le parole di Pirandello.

Entrando nel giardino della Casa di via Bosio, una deliziosa aria di festa si colora grazie alla musica di accompagnamento piacevole e soffusa, due buffet sul lato sinistro e molte persone in attesa del proprio turno per salire ed assistere all’esperienza nello Studio di Pirandello. L’atmosfera di conversazione, perfetto sinonimo di mondanità, è rotta regolarmente da brevi passaggi di danza: Francesca Beatrice Vista trasforma l’intera area dirimpetto all’ingresso della Villa in un palcoscenico sulle note del violinista Michele Moi. I movimenti si fanno largo fra persone divertite ed assorte che osservano la ballerina alla scoperta del perimetro, fra cofanetti e oggetti che diventano parte integrante dell’esibizione.

Il rischio, non del tutto scongiurato, di eventi aperti del genere è quello di non riuscire ad essere compresi appieno dal pubblico partecipante, spesso attento solo all’aspetto consumistico dell’esperienza culturale. Tuttavia può, questo, naturalmente passare in secondo piano per la qualità dell’evento stesso: entrando nella villa ci si trova nello studio dello scrittore: il centro della sala è colmo di sedie, un divano e due poltrone laterali sulla parte destra, due scrivanie in fondo alla sala, la macchina da scrivere, i libri perfettamente ordinati a fare da sfondo e due leggii al centro. Gli attori, Gianluca Enria e Odette Piscitelli Leone, seduti ai due estremi destro e sinistro dello spazio ricavato. La luce è soffusa, tre grandi finestre ad arco sul lato destro fanno penetrare la “luce verde riflessa degli alberi”, coperte come sono da lunghe “tende azzurre di seta” proprio come descrive lo stesso Pirandello, letto e pronunciato dalla voce calda delle casse che dà l’avvio allo spettacolo. L’intreccio che si sussegue è delizioso, macabro a tratti, intenso, gioioso: si alternano le voci delle casse ad immagini proiettate sulla parete frontale. I brani scelti sono in parte dello stesso drammaturgo (fra i quali menzioniamo passaggi di Tragedia di un personaggio, Enrico IV, Lettere a Marta, Le mie ultime volontà da rispettare) e in parte di altri autori (fra i quali Leonardo Sciascia, Corrado Alvaro, Marta Abba). Emozionanti i brani recitati dagli attori: via via che passa il tempo cresce la forza, l’impeto, la densità dei passaggi citati, delle storie ri-vissute, della musica. L’uomo Pirandello è ora messo in scena: l’amore per la scrittura e per quei personaggi così vivi, così ribelli e indipendenti, le passioni verso la scrittura e la vita. “Via via, andate tutti via, arrivano i Giganti!”: d’improvviso le urla degli attori verso il pubblico nel momento perfetto di pathos più elevato. In questo modo ha termine questo viaggio carico e un ultimo passaggio, suggestivo, avviene nella piccola stanza dove si trova il letto che accolse Pirandello negli ultimi istanti di vita.

Un evento importante, davvero bello e di buon gusto giunge al termine. Crediamo sia d’obbligo focalizzare l’attenzione sull’importanza fondante che eventi del genere hanno nella nostra esperienza. Particolare menzione meritano le ideatrici e le organizzatrici di questo tardo pomeriggio così denso e intenso, le già citate Andreoli, Saponaro e Torsello. Non è stato un viaggio alla scoperta di questa figura ancora viva nella nostra società, piuttosto un viaggio all’interno dell’uomo Pirandello, suggestivamente nel luogo esatto in cui scrisse, visse e morì nel ’36. Destabilizza, ma non per questo rende meno efficace l’impatto dell’evento, la scelta di impregnare lo spettacolo di morte in un anniversario che dovrebbe ricordare il giorno natale: forse anche questo uno splendido e ulteriore gioco pirandelliano. Continuiamo allora a far vivere (e a dar udienza) ad un personaggio così importante e portante che volle tanto lasciare al mondo, facendo fede però, sempre, alle sue volontà: “Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui”.

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