La Repubblica delle Idee

Si è conclusa domenica 18 giugno la Repubblica delle Idee, la rassegna culturale con cadenza annuale organizzata dal quotidiano la Repubblica, iniziata giovedì 15 giugno. Quest’anno un’assolata e afosa, ma non meno gioiosa, Bologna ha accolto il festival che ha contato 92 interventi, 230 relatori e uno schieramento social di 5 piattaforme digitali (fra tutte ricordiamo Facebook e Instagram) sulle quali è stato possibile rimanere aggiornati sugli eventi e i dibattiti nonché seguire gli interventi in diretta streaming. Il successo della rassegna, molto valida sia per i contenuti che per i relatori stessi, ha un numero: circa 30.000 le presenze solo nelle piazze principali dove si sono tenuti gli incontri maggiormente significativi. L’emozionante e curata cornice storica del centro, gli antichi e suggestivi Palazzi e la relativa facilità di movimento in una città a misura d’uomo hanno, non poco, contribuito al successo di questa rassegna: “Festival da record” intitola Repubblica, e continua “una edizione che resterà negli annali”.

Questa è la nostra esperienza-immersione nella Repubblica delle Idee, avvenuta venerdì 16 giugno. Il clima, chiaro e tangibile, è apparso fin da subito di festa e profonda allegria, ma anche voglia e costanza di ritornare davvero al dialogo e al dibattito fatto non di sole opinioni, ma di studio, formazione, idee e pensiero profondo: come inizio, crediamo, è già fondamentale e stimolante. Dando una rapida occhiata al tabellone del programma, moltissimi gli interventi, gli argomenti, i relatori davvero imperdibili. I temi trattati, ça va sans dire, spaziavano dalla Letteratura alla Società, dalla Politica alla Scienza passando per le Arti, per lo Spettacolo e per la cronaca Nazionale e Internazionale. Nel tripudio di scelta riportiamo qualcuno degli interventi fra i più validi e significativi.

Nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo si è tenuto l’incontro intitolato Umberto Eco: Un amico geniale, con il giornalista e amico di Eco Antonio Gnoli, la professoressa e allieva di Eco Patrizia Mioli e il geografo Franco Farinelli. Tanti i temi trattati e ancor di più quelli accennati soltanto per una personalità così ampia ed articolata, «geniale e mai banale» come ricorda Gnoli partendo dal titolo. «mi soffermerei sulla parola “geniale”» riprende Farinelli, «era in grado di scatenare l’ingegno. Credo davvero appartenesse alla sua necessità di approfondire in qualche maniera sprofondando». Partendo dai due macro-temi alla base del pensiero di Eco, Gnoli pone sul banco una questione aperta: «qual è la sua relazione fra filosofia e semiotica?». «Eco certamente nasce filosofo» risponde con piglio Mioli, «poi diventa semiotico? Non so, forse la semiotica è il suo modo di fare filosofia». «Lui era davvero attratto da ciò che ponesse il vero in difficoltà» continua Farinelli in risposta ad una precisazione di Gnoli, «naturalmente la maggior parte dell’interesse che Eco aveva della geografia era sulle mappe: questo perché Eco era interessato proprio perché il dispositivo cartografico è un dispositivo non verbale, dunque specifico». Uno dei punti essenziali della produzione semiotica di Eco è stata la «relazione fra i lettori e il testo. Diceva: “sono i lettori a vedere cosa c’è dietro ai miei romanzi, non posso spiegarlo io”» continua Gnoli. «Sì e no. Eco diceva che poi parlano i fatti. Ma in mezzo, fra autore e lettori, c’è il testo, cosa non irrilevante» precisa Mioli, alla quale si sovrappone Farinelli «il successo dipende dalla sua capacità di mettere insieme un linguaggio che sentisse la possibilità di depotenziare i livelli e depotenziarsi per arrivare al livello del lettore particolare. Io ritengo davvero che sia inarrivabile». In conclusione di questo salto, a tratti sconnesso ma sicuramente emozionante, nella vita intellettuale di questo autore, Gnoli confessa che «forse il suo rammarico peggiore alla fine della sua vita, che mi disse, fu di essere interpretato quasi come intellettuale globale, un uomo che aveva una risposta per tutto: ecco che faceva orrore questo aspetto».

Tutt’altro tipo d’incontro si è tenuto nello stesso Salone del Podestà nel pomeriggio: in una sala gremita e scrosciante di applausi è andato in scena il delicato dibattito I diritti violati, ospiti la Presidente della Camera Laura Boldrini e il Vescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, condotto dal giornalista Michele Smargiassi. I temi sono caldi, chiari, importanti, che continuano a scuotere i dibattiti pubblici nazionali e internazionali: «le notizie sono qualcosa che il potere non ci vuole dare, così come i diritti. Ci sono diritti a cui ancora non abbiamo imparato a dare un nome» comincia Smargiassi passando subito la parola. «Oggi molte persone sono state allontanate dalla funzione dei diritti» risponde Boldrini, «questo non perché i diritti non siano presenti ma perché negli ultimi anni la disuguaglianza è diventata un problema a livello nazionale e internazionale» per passare poi al tema più scottante di questi giorni: «lo Ius Soli è il diritto dato ai bambini che nascono nel nostro Paese, che parlano la nostra lingua, che crescono con i nostri bambini di essere italiani. Cosa dobbiamo fare, garantire la sicurezza con il criterio dell’esclusione?». Più cautamente prende la parola Zuppi: «l’individualismo è la caricatura dell’individuo e fa pensare di poter fare meglio da soli: in realtà non vale niente senza il noi. I diritti difendono l’individuo non l’individualismo, altrimenti diventano paradossali». Ma ricordiamo sempre che «quando non c’è più rapporto fra diritti e doveri allora togliamo a qualcun altro: il consumismo è togliere a qualcun altro, non c’è nulla da fare». L’appello e la denuncia è chiara e puntuale, e ritornando agli uomini e i suoi diritti non sottovalutiamo il fatto che «oggi c’è chi dice che se ci sono persone in difficoltà in mare bisogna decidere se salvarli o meno in base al passaporto» continua Boldrini, «vi rendete conto a cosa ci porta tutto ciò? Il diritto d’asilo è un diritto antico quanto l’uomo, ne parla Euripide». C’è spazio anche per la speranza a partire dal popolo per il Vescovo Zuppi: «a me sembra che nonostante tutto in alcuni momenti si rivela una straordinaria solidarietà. Si rivela un tessuto profondo. Io credo che quel tessuto di solidarietà che fa andare avanti le cose funziona nel momento in cui non funzionino i diritti». Importante non dimenticare che «la nostra tradizione è l’accoglienza». La conclusione è affidata a Smargiassi, che analizza una tipologia di linguaggio dilagante: «sapete come cominciano quasi tutti gli interventi di questo genere: “io non sono razzista ma”, “io non sono maschilista ma”, “io non sono omofobo ma”. Forse il problema dell’Italia non è maschilismo, omofobia, razzismo, ma questo “ma”». «Hai ragione, il “ma” ci fa sfuggire alla consapevolezza» conclude definitivamente Zuppi.

Fra gli altri interventi ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere – il caldo e accorato incontro intitolato Tenere la sinistra con il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, l’economista Elena Granaglia e il giornalista Massimo Giannini; l’emozionante dialogo con Paolo Cognetti e Hervé Barmasse dal titolo L’ignota fermezza delle montagne – concludiamo con lo spettacolo che ha chiuso la nostra giornata. Ancora una volta nel Salone del Podestà Corrado Augias e il Maestro musicologo Stefano Albarello hanno tenuto uno spettacolo di letture e musiche intorno alla figura di Giacomo Leopardi dal titolo O patria mia – Leopardi e l’Italia. Dopo una breve digressione sulla vita di Leopardi di Augias, Alberello ci mostra come «la musica fosse una parte fondamentale della vita di Leopardi ma dai 17-18 anni. Se la musica arriva al cuore di chi l’ascolta anche la poesia deve fare altrettanto». Fra musiche d’accompagnamento e stornelli d’epoca, la storia e le tappe leopardiane si susseguono, dalla fuga da Recanati alla disillusione dell’esperienza romana e il ritorno, per un breve periodo, nella casa paterna: da qui nascerà Rimembranze, «un componimento lirico fra i più belli» ci ricorda Augias che lo legge con vivo trasporto. È incredibile come Leopardi fosse «talmente avanti nel pensare ad un popolo che ancora non era un popolo: “gli italiani non hanno costumi, hanno delle usanze” anticipa; “gli italiani ridono della vita”: forse proprio questi sbandamenti emotivi sono la causa della nostra rovina» riflette in conclusione Augias.

La Repubblica delle Idee giunge al termine, con tanti dibattiti irrisolti e ancor più domande di prima (e forse è solo questo il compito profondo ed essenziale di un festival di questa portata). Ottima l’organizzazione, ottimo il contesto storico-culturale e impeccabile la macchina dei controlli. Tanto ci sarebbe ancora da dire passando fra i dibattiti e i personaggi più vari (ricordiamo, fra gli ospiti, Achille Bonito Oliva, Francesco Bonami, Roberto Saviano, Paolo Gentiloni, Romano Prodi, Ezio Mauro, Ian McEwan, la famiglia Regeni, e si potrebbe andare avanti ancora per molto). È questa l’ora di tirare le somme lasciando da parte, per un attimo, numeri e statistiche ma incentrandoci sulle idee e sulle persone. È chiaro che un festival tanto vario nei contenuti ha il solo compito di accendere, e nel profondo, chiunque voglia davvero entrare nel vivo di questa esperienza. Interessante e gustosa l’enorme scelta sia nei diversi giorni, sia nella singola giornata: un percorso vero, personale, unico e irripetibile poteva svilupparsi dalle scelte dei singoli partecipanti. Festa, scontro, dibattito, dialogo: è da questo, solo da questo che può e deve ripartire una cultura che troppo spesso si sedimenta e dà adito a idee vuote, sviscerate, superficiali. Il mondo della non-notizia si combatte solo con l’informazione e con il vero scontro ideologico che solo il diverso può donarci: la Repubblica delle Idee, nella sua eterogeneità, resta una tappa fondamentale in questo senso, e questa edizione ne è stata ulteriore prova. Ci lasciamo, dunque, felici e soddisfatti, consci di aver vissuto una reale esperienza di formazione ed elevata cultura: arrivederci, ancora più carichi di speranze e prospettive, all’anno prossimo!

Luigi Bianco

(Fonti: la Repubblica – Anno XXIV, numero 24; laRepubblica.it – Sito ufficiale; la Repubblica delle Idee – sezione dedicata sul sito principale)19206518_10211364312801034_1725849178_n

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...