Salone Internazionale del Libro di Torino

Salone Internazionale del Libro di Torino

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Lunedì 22 maggio si sono concluse le cinque giornate del Salone Internazionale del Libro di Torino, la fiera editoriale promossa dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura iniziate giovedì 18 con l’inaugurazione del direttore editoriale Nicola Lagioia e arrivate alla trentesima edizione. La fiera si è svolta a Torino Lingotto in uno spazio espositivo di 45 mila metri quadri occupati da 469 stand, 300 case editrici italiane e straniere, 10 fra case discografiche ed editori musicali e 12 spazi regionali, a cui si aggiungono i 1200 appuntamenti disseminati nelle 30 sale dedicate. La vastità della scelta, l’eterogeneità degli spazi espositivi, la quantità e la qualità degli eventi sono stati premiati dalla notevole affluenza: 165.746 i visitatori, dei quali 140.746 nello spazio espositivo di Lingotto e oltre 25 mila nel Salone Off, la serie di eventi collaterali al Salone ufficiale e disseminati per tutta la città. «Evento storico», commenta a caldo il direttore Lagioia, «è successo qualcosa che riguarda l’idea di comunità, l’idea di ritrovarsi insieme, l’idea di partecipare finalmente in maniera sensata, umana, viva e fraterna alla vita pubblica di questo Paese».

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Torre del Libro nella Biblioteca del Salone

 

Abbiamo vissuto il Salone del Libro sabato 20 maggio, passando per la coda chilometrica ma scorrevole dei controlli per poi penetrare in un mondo meraviglioso, immenso, organizzato e attento alla cura e al benessere dei suoi visitatori. La dispersione è (quasi) totale e il chiasso assordante, tipico di un spazio fieristico chiuso con migliaia di persone circolanti e felici. Ottima l’assistenza all’ingresso del personale che ci ha prontamente fornito la mappa (indispensabile) e il diario degli eventi. Passeggiando per il Salone si nota qualche assenza importante (fra cui menzioniamo, non senza rammarico, Einaudi), ma l’attenzione è presto catturata dall’ordine, la bellezza e l’architettura degli stand e degli editori lungo i percorsi che sembrano interminabili (quattro padiglioni di cui uno interamente dedicato a bambini e ragazzi): unici veri protagonisti, ovviamente, i libri. Ottime e deliziose le strutture create seguendo la fisionomia del libro, dalla Torre centrale alla Biblioteca del Salone oltre alla vastità dei libri disposti e consultabili in ogni stand e angolo disponibile. Nell’era della digitalizzazione una fiera strutturata a partire dal libro, dalla sua struttura, dalle sue pagine e persino dai suoi odori è assolutamente gradita fra chi ha reso la propria vita un viaggio fatto di letture.

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La parola a Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci

Come già detto, tantissimi gli ospiti fra scrittori, editori e più in generale illustri esponenti della cultura italiana e internazionale. Fra i tanti ricordiamo Annie Ernaux, Francesco Piccolo, Roberto Saviano, Daniel Pennac, Andrea Marcolongo, Vittorio Sgarbi, Luis Sepulveda, Yasmina Reza, Alessandro Baricco, e potremmo andare avanti ancora per molto. Fra le tante belle iniziative e dibattiti però, ci teniamo a riportare qui ad exeplum due incontri significativi: nella Sala Editoria, in compagnia dei maggiori esponenti della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, sono stati presentati i finalisti del Premio Strega Europeo 2017. Il neopresidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine, ha introdotto i finalisti ricordando come i libri in lizza siano «fra quelli che hanno vinto già un premio importante all’estero, nel loro Paese di provenienza», e ha ricordato come, fortemente voluto dal 2014, il Premio Strega Europeo voglia essere «sempre più inclusivo in un mondo votato all’esclusione». Desta entusiasmo la notizia di una sezione del premio dedicata interamente alla traduzione per «rendere omaggio a chi ci permette di godere e conoscere grandi capolavori anche nella nostra lingua». Dopo l’intervento del direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi, che ci lascia con una questione provocatoria asserendo che «forse siamo già europei e dobbiamo fare le istituzioni», prende la parola lo scrittore e giudice del Premio Strega Antonio Scurati: «Ha senso parlare di letteratura europea? Beh, come scrittore vi confesso che vorrei partecipare allo Strega Europeo», dice composto ma con un certo trasporto emotivo, «proprio oggi l’identità letteraria europea torna a trovare un preciso senso storico. […] Molti scrittori europei hanno scritto un romanzo storico: è il risultato del posto vuoto occupato dal fantasma della storia. Nessuno di questi scrittori ha vissuto davvero la storia sulla propria pelle: io mi sento di chiamarli romanzi della dopo-storia». E continua: «Noi dobbiamo interrogare il romanzo dopo-storico, e se interroghiamo questa tendenza arriveremo a capire che il momento di trovare l’Europa è esattamente questo».
La parola passa alla direttrice della Casa delle Letterature di Roma Maria Ida Gaeta che rivela al pubblico i cinque finalisti: Mathias Enrad con Bussola (tradotto da Yasmina Melaouah); Jenny Erpenbeck con Voci del verbo andare (tradotto da Ada Vigliani); Jonas Hassen Khemiri con Tutto quello che non ricordo (tradotto da Alessandro Bassini); László Krasznahorkai con Satantango (tradotto da Dora Vàrnai); Ali Smith con L’una e l’altra (tradotto da Federica Aceto). Il vincitore sarà proclamato il 5 luglio prossimo.

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Fabio Chiusi parla di Post-Verità e Fake-News

Tutt’altro tipo d’incontro, dalla tematica delicata e di cui si è detto e si continua a dire e discutere molto nello scenario culturale internazionale, si è svolto nella sala dedicata alle Prospettive Digitali con il giornalista freelance e blogger Fabio Chiusi, dal titolo emblematico e ironico “La Post-Verità è una Fake News”. Tanto composto nella posizione, sul bordo estremo della poltrona quasi pronto ad abbandonare la postazione da un momento all’altro, quanto frenetico ma chiaro nel parlare, il giornalista inizia dicendo che siamo immersi in una «guerra post-ideologica e i concetti di Post-Verità e Fake News rientrano in questa guerra». Le premesse sono l’esistenza di un Sistema, dato dai giornali e dai media cosiddetti “tradizionali” e un Anti-Sistema, i cosiddetti, per usare termini comuni oggi, populisti o movimenti dal basso, gli “anti-media”. «le parole», prosegue, «hanno un significato preciso che è stato perso in questo mondo fatto di neologismi. Questa è una precisa strategia propagandistica a cui attingono tutti e due gli schieramenti». La propaganda distrugge l’ideologia col racconto di storie (per usare ancora una parola presa dal lessico “che fa tendenza”, storytelling) col risultato che «non esiste più destra e sinistra, semmai un sopra e un sotto. La politica contemporanea ha in mente che non ha più senso la politica ma solo il racconto della politica»: è la propaganda che si espande, non più la realtà (ma questo è solo un progetto che «è riuscito ad instaurarsi solo in un momento della storia: con i totalitarismi»). «La Post-Verità e le Fake-News», continua, «sono propagande per controllare il potenziale enorme di internet. Ma i bot utilizzati per la diffusione delle notizie false hanno un’influenza infinitesimale sulla decisione pubblica, ché se ne dica». C’è un problema e questo è innegabile, ma «non è vero che questo ha eliminato il dibattito e la distinzione fra vero e falso». In un attimo arriva al nocciolo della questione con trasporto e seria preoccupazione: «Ci sono oggi delle proposte di legge per governare il web e preservarlo da queste fantomatiche Fake-News: sono leggi criminali che hanno come unico scopo la limitazione della democrazia». Si avvia alla conclusione: «La Post-Verità è Prefascismo [“Post-Truth is Pre-Fascism” sono le parole di Timothy Snyder]: dunque in che mondo viviamo? Nella repubblica di Weimar? Dobbiamo stare attenti a queste affermazioni e a questo terrore generalizzato: la democrazia è sempre più impopolare». Dobbiamo smetterla di credere che il web sia «un Far-West impunito e senza regole e che per questo vada censurato e limitato»: una soluzione può essere «smetterla di pensare di essere in un mondo post-ideologico e tornare proprio a delle solide ideologie, certamente adeguate al XXI secolo».

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Il simbolo del Salone del Libro e il titolo della fiera “Oltre il confine”

Il Salone del Libro di Torino termina qui, fra qualche polemica – a cui ormai abbiamo imparato a non dare peso – e tanta soddisfazione da parte degli organizzatori di fronte ai numeri da capogiro. Un’ultima riflessione occorre intorno alla scelta, in un momento quanto mai delicato e importante, del simbolo di questa trentesima edizione. L’immagine rappresenta un muro con un filo spinato alla sommità sovrastato da un libro aperto a metà, quasi come fosse un ponte che unisce un terreno arido e deserto da un paesaggio lieve e felice, pacifico, con una giovane donna che dal dorso del libro scruta l’orizzonte. Il titolo della fiera, altrettanto evocativo, è “Oltre il confine”. In uno scenario politico mondiale in cui l’unica soluzione sembra essere alzare muri separatori, marcare i confini e renderli invalicabili, rendere mari accoglienti delle tombe indifferenti e maligne, «un libro che scavalca un muro», per chiudere con le parole del già citato Lagioia e del Presidente per il Libro, la Musica e la Cultura Massimo Bray, «non è, nel 2017, un’immagine scontata. […] il tema dei confini ci circonda. Se all’inizio degli anni Novanta molte frontiere sembravano in via di sparizione, oggi si moltiplicano, così come i muri che sembravano voler venire giù trovano sempre più spesso chi voglia ricostruirli». La questione è spinosa e delicata, non certo di facile risoluzione. «Ma sulla possibilità che il nostro lato animale produca quella particolare vibrazione dello spirito a cui per debolezza di pensiero, per insufficienza di linguaggio figurato associamo l’immagine di ponte, si gioca buona parte dell’evoluzione umana».  L’uomo è e deve restare uomo, umano. Dalla nostra abbiamo che i libri, ed eventi come il Salone Internazionale del Libro, continuano incessantemente a ricordarcelo.

Luigi Bianco

Fonti: Salone Internazionale del Libro (sito ufficiale); La Stampa online; Corriere della Sera online; La Repubblica online; Mentelocale Torino; La Lettura (numero 285 – 14 maggio 2017)

Pubblicazione I-Libri

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