A che servono i Greci e i Romani?

Maurizio Bettini, A che servono i Greci e i Romani?

“La pratica della poesia contribuiva a suscitare nelle persone la fiducia nell’esistenza di un orizzonte altro, diverso da quello della banalità quotidiana, in cui iscrivere una profondità di penetrazione umana”

Consumismo abietto, utilitaristico, spregiudicato, cannibale: solo una piccola pennellata nel grande quadro della nostra società. Dalla fine del Secondo conflitto mondiale ad oggi il mondo è mutato, gli uomini trasformati, rigenerati e infine spodestati dalla loro condizione umana: la fine dell’emozione, l’inizio dell’«utile». E se tutto deve essere funzionale, pratico, utile per l’appunto, la domanda, tanto banale ed infantile quanto giusta, ove il senso di giustizia è l’unico senso delle cose, appare scontata: A che servono i Greci e i Romani? A porsi la questione, in un mondo di verità fatue e infondate, è un vero Maestro: il classicista, filologo e scrittore Maurizio Bettini nel suo ultimo saggio edito per Einaudi. La provocazione è evidente già dal titolo: può mai servire la cultura, specie se collocata nella nostra società e se parliamo di cultura classica, dunque lontana e distante secoli dal nostro stile di vita? Risposta altrettanto evidente: assolutamente no, non serve a niente. Dunque l’argomento si fa spinoso. L’analisi però, chiara e trasparente, inizia fin dalle prime pagine: “la nozione di «servire a» – scrive Bettini – ha un carattere assolutamente relativo: tutto dipende dalla prospettiva di chi la usa e dalle necessità che si presentano”. La cultura – chiamiamola ora umanistica –  dunque, è il solo modo di uscire davvero da quadri mentali prestabiliti: una scelta che diviene sempre più indispensabile. Ma per capire e comprendere fino in fondo non basta studiare ed apprendere la cultura così come appare, ma occorre una visione d’insieme della cultura stessa, una sua contestualizzazione.
Ad oggi sono termini sempre più economici che costantemente la monopolizzano («patrimonio culturale», «offerta formativa», «valorizzazione», ecc), perché? E ancora è così necessario continuare a parlare di «radici culturali», o è più giusto parlare di «memoria culturale», termine che ci mette nella condizione di dialogare davvero con la profonda diversità di popoli insieme lontani e vicini a noi? La civiltà da cui proveniamo era totalmente diversa da noi: un dato davvero fondamentale all’ombra della nostra cultura omologante e xenofoba. Fra moniti (smettiamola con la dilagante mania di attualizzare i classici!), riflessioni attuali (può mai essere una mera traduzione decontestualizzata la prova finale di un liceo classico?) e pensieri di altissimo gusto Bettini crea un’immersione non tanto all’interno della cultura classica, ma all’interno di un’idea della stessa, un’idea sempre più indispensabile: è anche e soprattutto con i classici che dobbiamo costantemente dialogare, partire, ritornare e comprendere ciò che ci circonda. Laudamus veteres, sed nostris utimur annis.

In un libro di poco meno di 150 pagine, Bettini fornisce e trasmette al lettore tutta la sua passione, la sua gioia per la testimonianza e il suo trasporto emotivo (spesso anche duro e amaro) per una cultura che insieme ci appartiene ed è separata, una memoria culturale di cui abbiamo il dovere prima del diritto di proteggere, preservare, portare avanti senza remore di sorta. Scritto in una lingua limpida e divulgativa, non per questo meno scientifica o ricca di fonti, questo saggio costituisce, a nostro avviso, una lettura fondamentale sia per studenti di ogni età o indirizzo che abbiano perso il senso e la bellezza dei propri studi, sia per professori e studiosi che sempre più devono oggi battersi affinché il mondo classico non sparisca e soccomba nell’oceano dell’inutile. L’insegnamento oggi sta conoscendo una enorme crisi: l’istituzione scolastica, nella sua organizzazione e nel suo metodo d’insegnamento, è antiquata, putrida, vigliaccamente statica e bendata di fronte a dati che registrano un significativo calo di iscrizioni al liceo classico anno dopo anno. È il momento dell’azione pratica, culturale e politica: se tutto resta così com’è il liceo classico soccomberà e il latino verrà abolito dal liceo scientifico (o relegato ai primi due anni, ossia il mondo classico ricondotto alle cinque declinazioni e qualche congiuntivo). Questo libro può essere, insieme ad altri volumi di altrettanto valore culturale, un ottimo punto di partenza. A cosa serve tutto ciò? A nulla. Soltanto a “vivere una vita «degna» di essere vissuta”.

Luigi Bianco

Pubblicazione I-Libri


Categoria: Saggi

Editore: Einaudi

Collana: Vele

Anno: 2017

ISBN: 9788806233235

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